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L’amico Andrea Fiamma, nel suo blog, interviene sul rapporto tra etica e moneta, e ora mi chiede un parere. Ecco la mia breve risposta.

 

Caro Andrea, sono sostanzialmente d’accordo, nel senso che il denaro – come dici – è inscindibile dalla relazione interpersonale (fides) e quindi dal riconoscimento della trascendenza dell’altro. Il nichilismo è primariamente qui: l’altro si fa disponibile, poiché non è l’epifania di alcun dio, e il degrado della moralità diffusa è solo il manifestarsi di questo.

E’ anche vero che in tutto questo ha giocato un ruolo fondamentale la burocratizzazione dell’umano. Il denaro, abbiamo detto, è relazione interpersonale, ma avremmo dovuto dire “era”. Perché oggi il denaro è fiat money, è decisione politica, è la traduzione monetaria della legge quale è intesa dal positivismo giuridico. Vecchi moralisti come Einaudi e Roepke – per non parlare di Mises e altri, ovviamente – mettevano in evidenza come l’inflazione sia “demoniaca”, ma oggi questi autori sono celebrati, e non letti. Era tutto ben chiaro già a Goethe, che nel Faust ci offre un Mefistofele inebriato del potere di creare ricchezza (falsa, ma ricchezza) ex nihilo: semplicemente moltiplicando moneta. Il volontarismo prima medievale e poi hobbesiano ha prodotto, come ultimo suo effetto, proprio questo denaro che è solo frutto delle decisioni di un Mario Draghi o di Alan Greenspan, e che quindi è destinato a essere rapinato con l’inflazione, e quindi trasferito dagli ultimi utilizzatori (che si trovano in mano denaro inflazionato) ai primi (che in genere sono gli amici del giaguaro…).

La speculazione, purtroppo, non c’entra. Perché in questa tragedia gli speculatori sono figure positive (richiamano alla realtà un mondo che vorrebbe allontanarsene sempre più…), ma non credo possano invertire la rotta. E’ vero che la speculazione – la realtà – ha sconfitto Tremonti – l’allucinazione di un mondo che non esiste. Ma i Tremonti sono tanti, parlano molte lingue, hanno riserve di capitale pubblico e di potere militare ingenti, sono a Washington e a Francoforte, a Berlino come a Parigi. Non c’è di che essere ottimisti.

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One Trackback

  1. Posted 30 novembre 2011 at 21:42 | Permalink

    [...] La risposta del prof. Carlo Lottieri sul suo blog “Credere nello Stato?” (qui) [...]

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